lunedì 6 agosto 2012

160mila lavoratori a rischio licenziamento

La crisi non cenna ad arrestarsi, e ad oggi ci sono 160mila lavoratori a rischio.
Moltissime aziende non ce la fanno a resistere alla crisi economica e pare che l'unica soluzione possibile sia il tagliare l'esubero di lavoratori, oppure delocalizzare all'estero.
Le aziende pronte ad un simile passo sono moltissime, per questo il governo metterà in piedi dei tavoli anti crisi, per tentare di trovare una soluzione per salvare i posti di lavoro.
I problemi appaiono molteplici e non è detto che la causa di essi siano effettivamente imputabili alla crisi economica.
Si va dalla crisi dell'acciaio, all'aretratezza di molte aziende produttrici di prodotti ormai tecnologicamente obsoleti, che non sono in grado di variare la produzione, in modo da creare prodotti attuali appetibili dal mercato.
Drammatica appare la situazione dell'Ilva di Taranto, l'acciaieria più grande d'Europa, che rappresenta da sola il 20% del PIL industriale pugliese, questa è stata posta sotto sequestro dalla magistratura, a causa delle normative violate relative alla sicurezza sia dei lavoratori che dei cittadini di Taranto, il problema è che ora si corre il rischio di far perdere il posto di lavoro a migliaia e migliaia di persone.
Le aziende in crisi sono davvero molte, come ad esempio l'Indesit, che è pronta a chiudere il proprio stabilimento italiano per delocalizzare la produzione delle lavastoviglie in Polonia.
La Nokia ha aperto le procedure per licenziare pressoche metà dei lavoratori italiani.
Altre numerose aziende sopravvivono grazie alla cassa integrazione...
Riuscirà il governo a trovare soluzioni adatte per ogni azienda, in modo da tutelare il posto di lavoro?

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